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Battista l’ antennista, morte bianca, morte d’ artista.

22 gennaio 2012

Questa foto è quello che mi rimane di mio zio Battista, fulminato durante il lavoro mentre montava un’antenna sotto a un temporale. Faceva l’antennista e io lo chiamavo zio, anche se non lo era e non aveva fatto sempre quel mestiere. Cantava e scriveva canzoni, ma non faceva grossi soldi con la musica e quei pochi che faceva li scommetteva. Era un giocatore(http://youtu.be/QUUPhHmK6VQ). Battista poi, non era uno che badava ai soldi, aveva girato un sacco di Paesi, Francia, Germania, Irlanda, Svezia, Spagna, sempre in fuga, anche dalle donne.

Era uno che amava intensamente lui, non solo le donne e la musica, ma anche il vino (http://youtu.be/77I7rpaQjVc). La sua idea di ricchezza era molto relativa: una frittata di cipolle, un bicchiere di vino, un caffè caldo, e un taxi alla porta. “Non ho mai avuto tutte queste cose insieme” diceva. Ed era vero. Era un ARTISTA CON TUTTE LE CARTE IN REGOLA (http://youtu.be/g_RfLbLUzfc), non stava certo ai compromessi del mercato musicale e quando lo chiamarono in RAI per registrare un programma televisivo, lo fece a modo suo. Era il 1977 e il programma lo devono ancora trasmettere.(http://youtu.be/WeHeRvr9Dgk)

Battista con la musica non riusciva proprio ad ingranare, sempre più vittima dell’alcol, vedeva ogni occasione saltare, collaborazioni con artisti famosi dissolversi come il fumo delle sigarette che accendeva una dietro l’altra. Ormai era entrato nella spirale dell’autodistruzione.

Forse anche per non rimetterci la pelle un giorno decise di mollare tutto e fare un lavoro normale. L’antennista. E’ stato così che l’ho conosciuto, in cima al tetto di casa mia che sintonizzava il secondo canale. Armeggiava da un’oretta buona, poi ha gridato se si vedeva qualcosa, io sono uscito e gli ho detto che si vedevano i soliti mosconi da una settimana. Stette lassù un’altra oretta, poi scese senza aver combinato niente, disse a mio padre che sarebbe tornato il giorno dopo e glielo avrebbe fatto vedere lui il secondo canale.

Usava sempre quella espressione, abitava nella casa dietro la mia e anche quando discuteva animatamente con la moglie le ripeteva “ADESSO TE LO FACCIO VEDERE CHI SONO IO!”(http://youtu.be/rQNecNj1Be0) e poi usciva e andava al bar. Non beveva più come prima, ma mi sa che qualche puntatina ai cavalli se la faceva ancora.

Era innamorato della palma che avevamo in giardino, una pianta inutile e assolutamente fuori luogo. Una volta gli chiesi perché gli piacesse tanto quella schifezza, mi disse: “Vedi come sono belle le foglie delle palme mosse dal vento? Domani questo, mai tuo?” “Perché mai mio, che vuol dire?” “Vuol dire che la vita è un azzardo, non puoi tenere per te le cose belle, le devi sempre rimettere in gioco.” E io ci credevo, ero affascinato da quello strano vicino che era subito diventato amico di famiglia e che io chiamavo zio, ma quello di cui parlava Battista non era proprio la vita, erano più che altro cavalli e quasi sempre perdenti.

Quello che guadagnava se lo giocava, l’affitto lo pagava la moglie, ma in qualche modo aveva trovato un equilibrio, intanto almeno ora mangiava tutti i giorni, non si ubriacava più e soprattutto non aveva i nostri problemi; per noi i soldi erano sempre pochi, per lui che era quasi sempre senza una lira, quando arrivavano erano sempre in più.

Il destino becero e infame però è sempre in agguato, è vero che da quando aveva smesso di fare il cantante si era dato una calmata, ma ERA RIMASTO un po’ incosciente. Un giorno sistemava un antenna nonostante fosse scoppiato un brutto temporale, un fulmine lo abbrustolì in cima ad un tetto. Povero zio Battista, proprio ora che si era dato una ripulita vittima di una morte bianca dopo aver scansato una morte d’artista.

E voi, banda di timidi, di incoscenti, di indebitati, di disperati. Andare, camminare, lavorare! (http://youtu.be/qwSMPIEQueU

La foto in apertura in realtà è un particolare di copertina di un  LP edito nel ’75. Ogni riferimento a fatti, persone e cantanti non è casuale, il resto è pura fantasia, è un sogno: un cantante, un musicista, un poeta, musica e parole poi solo canzoni, niente di più. Chiamate pure questo sogno Cantautore, ma qui in italia io lo posso solo chiamare Zio Battista.

6 commenti

  1. io l’ho conosciuto in un modo più comune. abbiamo fatto un viaggio in macchina insieme per raggiungere il confine con la svizzera, in riva a un lago. te lo ricordi? quando parlava lui noi stavamo zitti, ascoltavamo. e poi, quando faceva una pausa, in quei secondi di silenzio, stavamo zitti lo stesso. poi siamo arrivati a destinazione e ci siamo ubriacati.


    • oh mi ricordo, la settimana successiva al ritorno cantavo lugano addio.
      si abbiamo bevuto molto, io però sono riuscito ad ubriacarmi solo il secondo giorno.
      si andava a veder ufficializzare l’ amore, eeh l’ amore il marito della vita.


  2. L’ho letto in fase di stesura e sembrava singhiozzasse, sembrava mancasse qualcosa. Invece… invece è bellissimo.


  3. per chi non abbia ancora letto questa poesia (tale per ciò che evoca, non nel senso letterale; io non sono un amante della poesia nel senso letterale) suggerisco di leggerla una prima volta tutta d’un fiato, senza soffermarsi sui link. la seconda lettura, invece, farcirla dei video. in questo modo si può comprendere l’ultimo periodo e l’idea che ne è alla base.


  4. bel pezzo, con la morale..o forse no..cioè non so se possa considerarsi una morale..comunque sarebbe una morale pericolosa..sopratutto per voi che ancora vivete il terrore dell’imborghesimento..e poi la morte bianca mica è certa..comunque era lui che cercava una fine..e a quel punto..magari adesso la moglie ha la pensione di reversibilità..potrebbe aver diritto?



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