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Umberto Eco, Lunedì Film e i feticci da salotto.

21 febbraio 2016

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Eco Umberto, i suoi due romanzi più famosi hanno rappresentato l’oggetto più ingombrante da portarsi in ferie per milioni di italiani.
La prima edizione del nome della rosa, quel tomo con la sovra copertina rossa e la sezione labirintica della biblioteca di un colorino pallido, ha campeggiato nelle verande dei residence assolati della costa italiana per tutti gli anni ’80. Appoggiato sui tavolinetti, sulle sedie, tenuto in mano dal vacanziere che in procinto di leggerlo si è messo a parlare con il vicino del bilocale affianco che la sua Thema diesel non ha niente da invidiare alla mercedes.
Il libro troneggiava sopra tutti i gadget vacanzieri che sostano nei giardinetti dei bilocali, la fiocina, il retino, le pinne, i teli da mare, i fumetti, le parole incrociate, lui spiccava di vita propria, monolitico, immobile, intonso nella maggior parte dei casi.
Un’Icona.

No no io sono onesto: mai letto.
In casa c’erano tutti e due, padre era lettore raffinato e quando gli chiesi se leggere prima il nome della rosa o il pendolo mi diede la montagna incantata di T. Mann, poi mi chiese se avevo letto per bene i promessi sposi, quando gli dissi che a scuola lo studiavamo (la parola studiare quando usciva dalla mia bocca faceva il rumore delle pinze dei freni con le pasticche consumate che raschiano i dischi) me lo riprese, poi gli chiesi 2300 e andai a comprare Dylan Dog.

Così era sul finire degli anni ottanta, i grandi si trastullavano con Umberto Eco e noi Kids ci trastullavamo con Dylan Dogghe, che offriva anche qualche vignetta hot utile per una settimana di sane manovelle.
Il libro il nome della rosa nella sua robusta sagoma rossa rimaneva per me uno di quei fascinosi oggetti che campeggiavano alteri nel modo degli adulti, di cui non conoscevo minimamente il contenuto ma di cui avvertivo la forza catalizzatrice, quasi istituzionale come il giallastro del sole 24 ore, il pennello da barba, o le valigette ventiquattrore o gli orrendi cioccolatini ripieni di liquore. Arrivavi nei salotti buoni delle case degli amici ed eccolo la sul tavolinetto da fumo ben posizionato accanto alla ciotola di immangiabili mon chérie.

In uno di quei salotti, un lunedì sera dopo cena scoprii finalmente cosa c’era dentro quello stramaledetto oggetto che ormai non era più nemmeno un libro, seduti sul divano grandi e piccini presenti all’appuntamento settimanale con il cinema, Lunedì Film, debududà dabadebodo debududààààà, musica prog delirante che ti scollegava dalla realtà per proiettarti nel modo della finzione cinematografica, si attendeva che iniziasse “Il nome della rosa” un thriller italo-franco-tedesco del 1986 diretto da Jean-Jacques Annaud. Scritto da Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco del 1980 con Sean Connery nei panni del monaco-investigatore Guglielmo da Baskerville.

Porca troia che sussulto, oddio all’inizio un po’ di sgomento mi assalì, insomma già il libro apparteneva a quella categoria di oggetti così adulti, distanti, dagli odori aspri e pungenti, alcolici, rancidi. Merda, pensai, due ore abbondanti di rottura di palle, ma la televisione dell’epoca quella era, l’alternativa era il lettuccio ma senza sonno il letto diventava una prospettiva ancora più angosciante di un film per adulti. L’occasione però di capire cosa c’era dentro l’oggetto rosso anche se nella trasposizione filmica, valeva pena, e che film mi vidi quella sera. Un filmone, uno stramaledetto film coi controcazzi, esaltante, pauroso, divertente, disgustoso, morboso, con due scene che mi sono rimaste impresse a fuoco nella memoria, la bollente scena di sesso tra il giovane novizio Adso da Melk e la popolana che si offriva ai religiosi in cambio di cibo e la supercazzola demoniaca del grande Ron “Salvatore” Perlman.

Spinto dall’entusiasmo del film feci il grosso errore di prendere quel tomo rossastro, aprirlo e cominciare a leggerlo; sì, vi ho mentito, io il nome della rosa l’ho letto, ma non ve lo potevo dire subito, avevo bisogno che mi accettaste come uno di voi. A breve avrei pure mangiato i mon chérie e impugnato il pennello da barba, sfogliato il sole 24 ore, ma poco però eh, i cioccolatini ripieni mi fanno ancora schifo, le info di lavoro le cerco su internet e la barba me la faccio tre quattro volte l’anno da quando ho vent’anni perché di base sono un vagabondo cronico e non c’ho voglia di fare nulla sopratutto di perdere tempo in bagno, visto che d’intestino sono rapido e regolare. Insomma dite che il tempo che mi fa risparmiare il culo lo perdo dietro alla faccia?

Tornando al nome della rosa, avviare quella lettura fu un grosso errore, primo perché era lontano anni luce dal ritmo del film, secondo perché leggere era una cosa seria, io da buon vagabondo non lo potevo sapere e avevo sempre evitato accuratamente l’esperienza, non era come Dylan Dog, non c’erano le figure, e anzi, nel momento in cui cominciai a leggerlo mi accorsi che del fumetto leggevo solo una minima parte, più che altro lo guardavo.
L’ho letto con estrema fatica, una lettura che si è protratta per più anni, certo già dopo le prime quaranta pagine mi potevo dare un tono da lettore incallito e in effetti questa fu la molla che il libro fece scattare, la molla del leggere, leggere poteva essere un buon metodo per trascorrere intere giornate senza fare un cazzo, seduto o sdraiato con un libro davanti alla faccia senza capire una beata mazza di quello che c’è scritto si arriva in fondo alla giornata.

E in verità è come se io il nome della rosa non l’avessi mai letto, 20, 30, 40 pagine lette e nulla che fosse rimasto nella testa, un povero dissociato, sì c’è poco da fare, un’adolescenza di merda la mia è vero, senza motorino. Io l’adolescenza me la sono fatta tutta a piedi cazzo, però avevo imparato a leggere, me ne stavo là e leggevo per ore e con la pessima esperienza del nome della rosa poche altre letture mi sono risultate noiose. L’arte malata di leggere la roba pallosa l’ho imparata bene: l’occhio legge e la testa comincia a pensare a tutt’altro, così passano quaranta pagine, ma con la mente sei stato al mare, a una partita di pallone e intanto l’occhio ha scorso ben quaranta pagine, una tecnica che può tornare utile anche a letto eh, salvo disfunzione eretille a tradimento, tenetevi sotto controllo la prostata, quella tende nella prima fase infiammatoria e donarvi un pene sodo e protruso, poi la mattina dopo la lodevole prestazione vi ritrovate sul cesso a pisciare acido muriatico.

Torniamo in tema…
Vagabondo, dissociato, però lettore, per colpa di Umberto Eco e di quel maledetto tomo rossastro, che spiccava iconico nelle mia adolescenza come il marchio della coca cola. C’ha fatto un sacco di soldi con quel libro, ci pensate un accademico come Eco, che stravende e straguadagna, questo poteva succedere solo negli ultimi anni del ‘900 in italia, in quell’Italia lì, forse ipocrita, che nell’ottanta per cento dei casi si portava dietro il libro da una vacanza ad un’altra senza nemmeno averlo mai aperto, però se incidentalmente capitava, allora capitava che si leggeva una decina di pagine del nome della rosa. Quello che oggi succede con 50 sfumature di natta allora succedeva con il nome della rosa e scusate se è poco.

Sono triste sì e sconsolato, non è un morto un mio idolo, per carità, non è nemmeno morto uno che mi stava simpatico. E’ morto un simbolo, è morta una colonna dell’italia della fine del 900, e mi pare che all’orizzonte non si veda niente di buono. Ora scusate mi congedo, mi sono procurato un lungo osso da impugnare, ho messo il libro ritto in terra, ci salterò intorno sperando in un salto evolutivo verso il manicomio.
Pace Jack.

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Tecniche di dissuasione dell’operatore di call center e dello spreco di tempo al telefono fisso.

2 febbraio 2016

Phone_Scene– buongiorno ho un pacchetto offerta per la linea di casa voce e dati creato su misura per lei…
– si ma io non ho casa vivo in una suite all’hilton deve chiamare la reception.
– buongiorno… (tac)
(CIRCA UN MINUTO)

– Buongiorno chiamo dalla Palla Palla Washington dovrei parlare con il titolare del contratto di fornitura luce e gas…
– Satana satana satana
– …(tac)…
(CIRCA MENO DI UN MINUTO)

– Buongiorno chiamo per informazioni urgenti sul suo contratto acqua-luce-gas-idrogeno-ossigeno-fotosintesiclorofilliana…
– guardi se è una chiamata commerciale me lo dica subito…
– noo io devo controllare le tariffe applicate alle sue forniture domestiche…
– ascolti non ci giri intorno mi vuole vendere qualcosa…
– ma lei non vorrebbe risparmiare…
– oh cazzo lo sapevo, si chiama telefonata commerciale, lo devi dire subito così io riattacco!
– no ma lei non, ha frainteso, io volevo solo…
– si, cioè no, scusa se ho urlato, ho capito benissimo, scusa, senti io ora riattacco ma tieni duro, vedrai che la crisi passerà e te lo trovi pure te un lavoro decente.
– buongiorno signore (##@°°ò…tac)
(REGRESSIONE EMPATICA, MERDA, C’HO PERSO UN SACCO DI TEMPO, QUASI CINQUE MINUTI)

Drin Drin Drin
(ora gioco d’anticipo)
– Buong…
– Non mi serve nulla tanto domani m’ammazzo
– Giacomo!!!
– Mamma?!?!
– ma che dici?
– nulla nulla…Ma…
La Quale, per niente intimorita dal “domani m’ammazzo” parte col riepilogo degli ultimi decessi, scossette di terremoto, l’inquietante aria da terremoto che le fa temere l’arrivo di altre scossette, cazzi e mazzi di tutti i parenti ben oltre il sesto grado in linea retta, sia ascendente che discendente e affini anche immigrati nelle Americhe decine d’anni prima che io nascessi.
(CIRCA UN’ORA SCARSA, ascella sinistra sudata marcia, destra secca; mai capito perché).

Drinn Drin Driiiiinne

– Buongiorno chiamo per un’offerta commerciale…
– si bene, ieri non avete chiamato, spara tutto: offerte, tariffe, clausole, tutto.
– si ok è un’ offerta per il canone ADSL si tratta…
– Solo ADSL? acqua, luce, gas, non lo fai?
– Ehm no chiamo dalla TELECOM-SERBIA trattiamo solo telefonia…
– ma non valete un cazzo, ma io non ho tempo da perdere… ma lo sai che lo zio della cugina della mamma della moglie dello zio del cugino di quinto grado acquisito di mia madre è stato fermato in Venezuela dalla polizia e non si sa ancora perché?
– buongiorno signore (tac.)

 

Spinn off
Gender e Famiglia tradizionale all’epoca dei call center
– Buongiorno vorrei parlare del contratto telefonico per le nuove tariffe?
– Il contratto è intestato alla Sig.ra Elena …. le sembro la signora Elena? (con effetto Amanda Lear ma anche un po’ malgioglio) allora ti sembro Elena?
– No è lo stesso lei è il marito, posso parlare con lei delle tariffe?
– Il marito? Scusa passi che son diventato donna, ma dice che mi sono pure sposato e non me ne sono accorto?
– No signore non fa niente posso parlare con lei delle nuove tariffe?
– Non fa niente? Family day Family day Family DayFamily day Family day Family Day Family day Family day Family Day Family day Family day Family Day (qui ha riagganciato ma ormai c0avevo preso gusto) Family day Family day Family Day Family day Family day Family Day Family day Family day Family Day
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I Giovani Per Sempre

21 dicembre 2015

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Il più grande disastro del novecento sono stati i ragazzi.
Fino al boom economico, almeno in italia i ragazzi non esistevano, c’erano i bambini, poi paf peluria, bum sviluppo, tuta da la voro e via ecco su un uomo.

Si poi c’erano quelli che andavano a scuola, ma era una categoria protetta quelli erano gli studenti.

Con il boom economico ecco il disastro, si creano i giovani e tutto un universo, assolutamente in vendita, a loro misura. Insomma i giovani hanno cominciato ad esistere quando la società se li è potuta permettere.

Poi il disastro gli anni ottanta, la cosa trascende arrivano i giovani per sempre. Cosa sono i giovani per sempre? L’ho scoperto alle recite scolastiche della mia bambina, sono uomini, quarantenni vestiti come enzo braschi, sono signori di mezza età con i jeans attillati e le palline che gli vanno una a destra e una a sinistra della cucitura, uomini con lo zoccolo di cammello. Ma poi con la crisi che dilaga, l’orrore di plastica e acrilico le sneakers anche d’inverno, che tragedia, che orrore e la cosa più orribile è che l’abito fa il monaco, il cervello infatti è rimasto li negli anni ottanta, solo che come per l’economia si è impoverito, la crisi  è degenerata e dal conto in banca si estesa al cervello.
Buon Natale,

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Più Parcheggi e meno Pompei, meglio l’asfalto delle rovine romane.

11 luglio 2015

20150607_143324Ti negano di pagare con carta, e se insisti che hai solo quella perché purtroppo con la normativa in vigore dal 2012 soldi in contanti non te ne arrivano più, rispondono parole brutte e poi ti indicano il bancomat più vicino.

Ok hai deciso che la tua rivoluzione sulle limitazioni di danaro contante la fai contro di me e il mio pacchetto di favorit con anelli, va bene. Quando è uscita la legge avrai smadonnato come tutti i tuoi amici bottegai però poi ti sei limitato a rifiutare di farmi usare il bancomat e avanti così.

Bravo non ti piegare al sistema, fai bene, l’avrei fatto pure io se avessi potuto, ma ho preferito non adottare stupidi sotterfugi, visto che non ho avuto il coraggio di sparare.

Rieccomi qua caro. Spendo 5euri e 75cent, eccoti un bel 50 euri.

Ancora quella faccia storta. Ma avrai mica un malaccio? Aaah ho capito: un pezzo da cinquanta ti da problemi con il resto.

“Senti capo è il problema dei contanti, spesso va fatto il resto”
“Si si non faccia troppo il polemico vado qui di fianco a cambiare…”

si si vai a cambiare, che mo ti faccio la sorpresa.

Prendo lo scontrino e il resto dei cinguanta euri, estraggo biglietto da vista, mostro partita iva e indirizzo e chiedo la fattura per i cingue euri e 75cent.

Si è scatenato l’inferno, giuro, c’è finita di mezzo anche la mamma. Io invece gli ho rivelato che la sua faccia storta mi ha fatto preoccupare che soffrisse di un malaccio, e che comunque non si deve mica stare tanto tranquilli, oggi sei qui a incassare contanti domani sei la che incassano te dentro a un cassettone d’abete.

Ancora un quarto d’ora di panico, ho anche afferrato un espositore minacciandolo che gliel’avrei messo al collo. Poi i presenti hanno placato gli animi, consigliando al negoziante di fare quella cazzo di fattura così mi sarei tolto dalle palle.

Ecco ora ho una fattura di cingue euri e settantacingue centesimi da registrare; in culo a lui, alle riforme, alla semplificazione e quei valori sani che solo le piccole botteghe mantengono nei confronti dei clienti, mentre nelle grandi distribuzioni ormai non c’è più calore, è tutto così brutale… ma vaffanculo.

Viva i megastore, i parcheggi e gli OGM.

Basta discussioni: radete al suolo Pompei e asfaltate, non vi meritate un cazzo se non dei comodi parcheggi dove ammazzarvi coi gas di scarico.

Pace a tutti ‘n atomica for all
Jack

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Crollo e Declino della Democrazia Occidentale

7 aprile 2015

illus0001Avevo deciso di non esprimere più, su questa piattaforma nessuna idea o ideologia che non finisse con “fottesega” o “leccamelo”, ma purtroppo il grave fatto di ieri nei pressi della mia città, nella quale non vivo più da quasi cinque anni, e la tragedia dell’ Airbus, mi portano ad espormi. Poche settimane fa un co-pilota, che stava su un airbus al limite della legalità, cioè sfruttando alcune lacune normative che le compagnie aeree private aggirano per mettere in cabina chiunque abbia un brevetto di volo, ha neutralizzato il pilota, si è messo alla guida ed ha condotto il velivolo contro una parete di roccia. Bum tutti morti.

Sono seguiti giorni di concitati giudizi, i terroristi, i terroni, le compagnie low cost, l’effetto serra, invece è stata solo una grossa mancanza di attenzione nel selezionare il personale. Niente complotti o lobby marce, solo democrazia: ha il brevetto, può volare. Può volare, può pilotare un aereo con 150 persone. Democrazia.

Ieri la ruota di un TIR è esplosa in autostrada, l’automezzo ha sbandato e travolto una macchina lateralmente, schiacciandola contro la barriera new jersey. Poi fuoco, e purtroppo un morto.

E’ seguito un blocco del traffico e uno spreco di giudizi immondo, dalle critiche alla polizia stradale, alle ingiurie contro lo svincolo dell’uscita per Montecatini che rallentava il deflusso. C’è chi sostiene che non si è fatto nulla per evitare le code, chi addirittura sostiene che già a Migliarino le autorità dovevano informare i villeggianti di ritorno dalla pasquetta e farli scegliere una strada a loro piacimento, magari fornendo percorsi alternativi alla rotonda di torre del lago o davanti a Valè a Forte dei Marmi.

In realtà la polizia è stata piuttosto rapida nell’isolare il tratto di autostrada a rischio, riuscendo a far viaggiare i mezzi di soccorso contro mano. Da qui le falle e le ripercussioni sul traffico mi sembrano secondarie ma comunque in linea con lo stile democratico che guida il mondo occidentale.

Non c’è stata inefficienza da parte delle autorità, né dolo da parte della compagnia autostradale nelle segnalazioni, tutto si è svolto nel più completo rispetto della democrazia: L’autista del camion era patentato e quindi poteva guidare, nessuna segnalazione gli impediva l’utilizzo di quel mezzo e quindi lo portava in autostrada, in un giorno festivo anche con poco carico, con una gomma in brutte condizioni ad una velocità tale da non potere contenere un eventuale sbandamento.

Attenzione però non c’è stata infrazione della legge fino a che il pneumatico non è esploso. Democrazia, un morto. Ora è tutto da vedere, da chiarire, da capire, ma non si parla già più del caso copilota suicida, e già oggi non si parla più della tragedia che si è consumata ieri nel rogo dell’autostrada.

Una tragedia voluta, fatte di norme, di tutele, di picchetti per il rispetto e la garanzia dei trasportatori, di coloro che guidano un mezzo che con una sbandata laterale ti manda al creatore. Tragedie fatte di Democrazia dove si rispetta la privacy prima di tutto, ma si mettono 150 persone nelle mani di uno sconosciuto. Io ho solo paura, voi fate come cazzo vi pare. Tanto come al solito avete ragione tutti, siamo in democrazia.

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Ho dato la mano a un frocio (istruzioni, precauzioni e controindicazioni)

16 febbraio 2015

Strette di mano pericolose

Oggi ho visto un video di you tube, condiviso sulla pagina FB di un amico, dove un giovine, incautamente, stringe la mano ad un ex compagno di scuola di cui, solo più tardi, si ricorda essere uomosessuale, o come dice lui Frocio. (il link al video è disponibile qui)

Paura, terrore si dipingono sul volto dello sfortunato Tubers, perché già la sera stessa ha avvertito un formicolio alla mano, e subito il timore di un contagio, di una trasmissione di gaytudine l’ha assalito.

Comprensibile è la paura, e comprensibile è anche il suo disappunto in quanto l’amico in apparenza non ha mostrato segni di uomosessualità. Su questo punto mi vorrei soffermare, ad oggi è facilissimo individuare un gay, ma molti ancora hanno un atteggiamento poco chiaro e non è facile capire, per esempio, se il cassiere della tua banca, in giacca e cravatta, senza voce stridula, sia o non sia “uno di quelli”. Molta gente è anche troppo sprovveduta, ingannata da legami di amicizia o parentela non bada a formalità e si profonde in strette di mano e abbracci senza le dovute cautele, io ad esempio non faccio discriminazioni, ma dopo avere avuto contatti con un uomosessuale mi lavo sempre con topaxan. Ma veniamo al secondo punto: caduti nell’inganno, ignari della sessualità dell’amico che abbiamo di fronte, c’è rischio contagio? La risposta è SI. Il rischio è enorme perché, come recita il vecchio adagio: la fica garba a tanti, ma il cazzo garba a tutti. Il tipo del video incriminato – quello che ha dato la mano ad un frocio – è stato anche troppo fortunato, a me è successo di peggio.

Stavamo al liceo, verso i sedici o i diciassette anni e come capita a quell’età tra maschietti etero ci masturbavamo spesso a vicenda, quattro cinque minuti  eppoi rotazione, utile anche per cambiare mano; nell’autoerotismo l’essere bimani è fondamentale. Quello non era proprio autoerotismo era più mutuoerotismo ma fra etero non c’è nulla di male anzi aiuta a superare i tabù dell’adolescenza. Per farla breve qualche mese dopo abbiamo scoperto che uno del gruppo era gay, ma gay stragay, come braccobaldo, di quelli che non  l’avresti detto mai e invece…

Il tipo del video si lamenta per una stretta di mano ad un frocio, come lo chiama lui, e a me invece è capitato di stringergli l’uccello. Non solo a me anche agli altri del gruppo, e abbiamo rischiato grosso, altro che formicolio alle mani, i nostri peni erano letteralmente in ebollizione, erano diventati delle calamite incandescenti che si attraevano anche a molti metri di distanza, non abbiamo più potuto praticare la masturbazione a incrocio perché rischiavamo di finire uno attaccato all’altro e abbiamo deciso di non frequentarci almeno fino a dopo il diploma.

Fu davvero un brutto periodo, mitigato solo dalla marijuana e saltuariamente un po’ di MDMA, quella brutta sensazione alla mano e al pene mi ha perseguitato per molto anche con altri ragazzi oltre quelli del mutuoerotismo, ma io ero etero per dio, gridavo viva la fica a squarciagola anche se di fica fino ai vent’anni ne ho vista davvero poca.

Prima di concludere vi pongo la stessa domanda che Laurence Olivier pose a Tony Curtis: “Antonaino Do You eat Lumache?” ma forse è meglio che guardiate lo spezzone del film del 1960 http://youtu.be/NJ0VSmkebwk

In ultimo ci tengo a precisare che non si tratta di una vera malattia, ma più di un prurito che spesso prende alle mani, ed è a questo punto che bisogna fare una scelta, senza timori e senza tabù, perché il cazzo amici non guarda in faccia a cristo.

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Sindrome di piombo.

8 gennaio 2015
Un imbarazzante sostenitore

Un imbarazzante sostenitore

Ogni tanto un’ esplosione, raffiche di mitra, aerei Kamikaze ci ricordano che anche noi, dalla parte buona della terra, siamo soggetti ad assassinio esattamente come quelli che consideriamo, con nonchalance, abitanti di territori pericolosi e quindi normalmente esposti a morte violenta, come i bambini pakistani che ci provocano un moto di dispiacere momentaneo, come un uomo-bomba in un centro commerciale in Israele. Poco ci rimane dopo la compassione provata per un massacro di Tutsi, che loro malgrado vivono in un paese dove “queste cose possono succedere” così come può succedere che a Belfast un po’ d’irlandesi vengano falciati dai soldati britannici. Un po’ d’indignazione permane, ma anche la consapevolezza che Belfast è un postaccio e certe cose possono accadere.

Quando però ti capitano sotto casa allora le cose cambiano, i cazzi si fanno amari, ci si comincia a schierare e a cercare un colpevole che per colpa di qualcuno è stato ignorato, e quindi colpevoli diretti e colpevoli indiretti, fiancheggiatori, provocatori e così i disprezzati  di ieri, perché strumentalizzati dalla propaganda fascistoide, diventano i martiri  di oggi perché brutalmente e vergognosamente giustiziati mendiante fucilazione.

In un contesto del genere noi italiani andiamo in confusione. Come schierarsi? Questi di charlie hebdo erano di destra o di sinistra? Perché qui in italia, nonostante i nostri nonni siano quasi tutti defunti e i nostri padri anziani e ormai disinteressati, noi quarantenni siamo ancora fermi ai camerati contro i compagni.

Ansia perché questa strage ha un colore politico indefinito, smarrimento perché, essendo noi cristianamente schierati a destra o a sinistra, abbracciare cause religiose ci mette non poco in imbarazzo. Senso di colpa perché spesso quelli di charlie hebdo ci sono stati antipatici.

Per quanto mi riguarda mi caco sotto, come mi cacavo sotto a fine anni settanta quando nonna andava in banca o alle poste e io appresso morivo di paura: vedevo esplodere ogni ventiquattrore appoggiata in terra, vedevo in ogni trasandato un possibile terrorista o rapinatore. Sono figlio degli anni di piombo e questa inquietudine mi ha segnato dall’infanzia: a casa mia non  c’erano filtri per i bambini, il Tiggì accompagnava pranzo e cena e i commenti alle notizie si sprecavano. Ho il terrore nel DNA perché ho vissuto l’infanzia in un paese assediato dal terrorismo e oggi non posso sperare in una società diversa per l’infanzia dei miei figli perché molte delle cariche politiche che si sono pronunciate circa il massacro alla redazione di charlie hebdo  hanno fatto solo propaganda al loro partito.

Dobbiamo per i nostri figli abbandonare ogni schieramento politico e religioso ed insegnarli a seguire solo il rispetto della libertà di tutti e a disprezzare chiunque per qualunque ragione riesca a stabilire chi si merita di morire, ma soprattutto dobbiamo riuscire a fare in modo che i nostri figli non si sottomettano alla paura.

Adesso non posso che rammaricarmi del fatto che l’essere umano non manchi occasione e pretesto per anticipare quello a cui tutti siamo destinati: la morte.

 

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