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Trenitalia Zapoj

19 maggio 2016

IMG_20160503_151111Domenica, mattina, vado a prendere il treno. Una sosta per fare un bancomat, ma la scheda non entra. Merda, non ho un soldo in tasca riprovo,ma non entra, ri-merda. Provo con una carta elettronica e via che se la ingolla d’un fiato:
SALDO DEPOSITO EUR. 10,00.
E chi se ne frega, mi vanno bene dieci euri, non c’ho soldi devo fare 5 ore e mezza di treno, devo attraversare lo stato da est a ovest, dieci euri vanno bene, ci compro un caffè, un panino e l’acqua, mezza gasata, nel senso del mezzo litro ma anche che è mezza sgasata.
Dammi le dieci euro cazzo! TAGLIO NON DISPONIBILE.
Puttana vacca maiala troia, riprovo col bancomat, non ri-entra, ri puttana majala vacca ri-troia. Mi calmo e vado al bar, che tanto se lo vado a racconatre che volevo prelevare dieci euro al bancomat faccio pure una figura di merda, nemmeno il distributore della benzina piglia più i dieci euri.
Arrivato al bar chiedo se mi fanno la gentilezza di cambiarmi 50 euro con il bancomat, ma mi comunicano che non hanno ancora acceso la macchinetta perché tanto fanno solo piccoli importi. Una nube di punti interrogativi mi offusca la mente mentre la lingua è pronta a sfogare questo disagio in madonne e animali di piccola stazza, quando il barista si offre di darmi lui 50 euri in prestito. Nodo in gola senso di colpa poi gli spiego del treno, che i soldi erano giusto per non viaggiare senza contanti, biglietto pagato, albergo pagato, insomma a destinazione poi avrei prelevato alla bisogna. Rifiuto conseguentemente, scrocco comunque un bel caffè, bevuto in fretta e quindi a mille gradi centigradi, mi ustiono fino alla trachea e scappo in stazione.

Arrivo che il treno è già pronto sul binario. Salgo, trovo il mio posto, mi sistemo, mi metto comodo sul sedile e già ho voglia di alzarmi per andare al vagone ristorante. Ma dove vado, non c’ho un soldo, vado al cesso senza fare niente e torno a sedere. Devo fare la cernita degli spiccioli, è l’unica soluzione, devo rastrellare ogni anfratto del mio vestiario, del trolley, della borsa da lavoro e del mio corpo, escludendo quelli marroni che non pigliano più nemmeno nelle elemosine; i zingari li pigliano ma ti mandano il malocchio, i neri levano la mano, i barboni comuni li usano per tirarli dietro a chi non gli dà nulla.

Insomma esclusi i marroni che costa di più contarli che coniarli, totalizzo nove euro e settanta centesimi, con i quali in queste ore di viaggio posso acquistare un caffè, una bottiglia d’acqua da mezzo litro e un toast da treno. Il toast da treno è un prodotto singolare: il formaggio, o chi ne fa le veci, all’interno fonde a milleottocento gradi, e li mantiene finché non dai il primo morso, mentre il pane resta freddo assumendo la consistenza di una ciabatta bagnata. Tutto sommato un conforto minimo che in oltre cinque ore di treno non va sottovalutato. Non ci rientrano, però, gli alcolici.

Che peccato gli alcolici in viaggio sono poesia, il treno è il miglior posto dove bere, penso che chi scende sobrio da un treno abbia sprecato un po’ delle sua vita.
Con un  confettino di una qualsiasi benzodiazepina in commercio e una birra ghiacciata o una bottiglia da 1/4 di vino il sedile diventa più comodo, se ci bevi dietro una grappa o un amaro tutti i cigolii, i tentennamenti e gli scossoni trasformano il treno in una dolce melodia danzante. Ripetendo più volte questo schema sembra che il convoglio abbia abbandonato i binari e volteggi in aria, poi si vomita anche l’anima e si riparte con la birra.

Con i miei nove euro e settanta cent. di spicci io però mi devo accontentare di un viaggio analcolico. Mi metto a spippolare malinconicamente il cellulino quando in fondo al vagone spunta l’omone in livrea bordeaux con i guantini bianchi che barcolla spingendo il carrello con le vivande da offrire ai passeggeri in prima classe.
Splendido uomo con un contratto a tempo indeterminato impiegato in un’importante azienda statale, tu porti gioia, stabilità e prosecco. E vai!
Mi chiede se preferisco uno snack dolce o salato, “ma guarda” gli rispondo “io punto tutto sul prosecco”. Et voilà un bicchiere quasi colmo. “senti” gli dico “ma tu dopo Bari ripassi per quelli appena saliti?” “certo” risponde “e giureresti di avermi già visto prima di Bari?”.

Se ne va con un sorriso complice, meraviglioso uomo con un posto fisso presso il gruppo Ferrovie dello Stato; e io, con questo senso di stabilità, con il treno che cigola, con i sedili di prima classe malconci come quelli di seconda classe, tracanno il mio prosecco in due sorsate e rifletto sulla trenta euro di differenza che ci sono tra il biglietto di prima e quello di seconda classe. Trenta euro di differenza che sostanzialmente consistono in gente più silenziosa e un bicchiere di prosecco, che con quei trenta euro, di prosecchi, alla carrozza ristorante, ne bevi almeno cinque o sei, però poi ti vai a sedere in seconda classe e lì per viaggiare ci vuole almeno una bottiglia di vodka di quella seria.

Buon viaggio Compagni la capitale mi aspetta con i suoi čekisti sempre in guardia e le sue tentazioni.

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Umberto Eco, Lunedì Film e i feticci da salotto.

21 febbraio 2016

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Eco Umberto, i suoi due romanzi più famosi hanno rappresentato l’oggetto più ingombrante da portarsi in ferie per milioni di italiani.
La prima edizione del nome della rosa, quel tomo con la sovra copertina rossa e la sezione labirintica della biblioteca di un colorino pallido, ha campeggiato nelle verande dei residence assolati della costa italiana per tutti gli anni ’80. Appoggiato sui tavolinetti, sulle sedie, tenuto in mano dal vacanziere che in procinto di leggerlo si è messo a parlare con il vicino del bilocale affianco che la sua Thema diesel non ha niente da invidiare alla mercedes.
Il libro troneggiava sopra tutti i gadget vacanzieri che sostano nei giardinetti dei bilocali, la fiocina, il retino, le pinne, i teli da mare, i fumetti, le parole incrociate, lui spiccava di vita propria, monolitico, immobile, intonso nella maggior parte dei casi.
Un’Icona.

No no io sono onesto: mai letto.
In casa c’erano tutti e due, padre era lettore raffinato e quando gli chiesi se leggere prima il nome della rosa o il pendolo mi diede Leggi il seguito di questo post »

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Tecniche di dissuasione dell’operatore di call center e dello spreco di tempo al telefono fisso.

2 febbraio 2016

Phone_Scene– buongiorno ho un pacchetto offerta per la linea di casa voce e dati creato su misura per lei…
– si ma io non ho casa vivo in una suite all’hilton deve chiamare la reception.
– buongiorno… (tac)
(CIRCA UN MINUTO)

– Buongiorno chiamo dalla Palla Palla Washington dovrei parlare con il titolare del contratto di fornitura luce e gas…
– Satana satana satana
– …(tac)…
(CIRCA MENO DI UN MINUTO)

– Buongiorno chiamo per informazioni urgenti sul suo contratto acqua-luce-gas-idrogeno-ossigeno-fotosintesiclorofilliana… Leggi il seguito di questo post »

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I Giovani Per Sempre

21 dicembre 2015

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Il più grande disastro del novecento sono stati i ragazzi.
Fino al boom economico, almeno in italia i ragazzi non esistevano, c’erano i bambini, poi paf peluria, bum sviluppo, tuta da la voro e via ecco su un uomo.

Si poi c’erano quelli che andavano a scuola, ma era una categoria protetta quelli erano gli studenti.

Con il boom economico ecco il disastro, si creano i giovani e tutto un universo, assolutamente in vendita, a loro misura. Insomma i giovani hanno cominciato ad esistere quando la società se li è potuta permettere.

Poi il disastro gli anni ottanta, la cosa trascende arrivano i giovani per sempre. Cosa sono i giovani per sempre? L’ho scoperto alle recite scolastiche della mia bambina, sono uomini, quarantenni vestiti come enzo braschi, sono signori di mezza età con i jeans attillati e le palline che gli vanno una a destra e una a sinistra della cucitura, uomini con lo zoccolo di cammello. Ma poi con la crisi che dilaga, l’orrore di plastica e acrilico le sneakers anche d’inverno, che tragedia, che orrore e la cosa più orribile è che l’abito fa il monaco, il cervello infatti è rimasto li negli anni ottanta, solo che come per l’economia si è impoverito, la crisi  è degenerata e dal conto in banca si estesa al cervello.
Buon Natale,

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Più Parcheggi e meno Pompei, meglio l’asfalto delle rovine romane.

11 luglio 2015

20150607_143324Ti negano di pagare con carta, e se insisti che hai solo quella perché purtroppo con la normativa in vigore dal 2012 soldi in contanti non te ne arrivano più, rispondono parole brutte e poi ti indicano il bancomat più vicino.

Ok hai deciso che la tua rivoluzione sulle limitazioni di danaro contante la fai contro di me e il mio pacchetto di favorit con anelli, va bene. Quando è uscita la legge avrai smadonnato come tutti i tuoi amici bottegai però poi ti sei limitato a rifiutare di farmi usare il bancomat e avanti così.

Bravo non ti piegare al sistema, fai bene, l’avrei fatto pure io se avessi potuto, ma ho preferito non adottare stupidi sotterfugi, visto che non ho avuto il coraggio di sparare.

Rieccomi qua caro. Spendo 5euri e 75cent, eccoti un bel 50 euri.

Ancora quella faccia storta. Ma avrai mica un malaccio? Aaah ho capito: un pezzo da cinquanta ti da problemi con il resto.

“Senti capo è il problema dei contanti, spesso va fatto il resto”
“Si si non faccia troppo il polemico vado qui di fianco a cambiare…”

si si vai a cambiare, che mo ti faccio la sorpresa.

Prendo lo scontrino e il resto dei cinguanta euri, estraggo biglietto da vista, mostro partita iva e indirizzo e chiedo la fattura per i cingue euri e 75cent.

Si è scatenato l’inferno, giuro, c’è finita di mezzo anche la mamma. Io invece gli ho rivelato che la sua faccia storta mi ha fatto preoccupare che soffrisse di un malaccio, e che comunque non si deve mica stare tanto tranquilli, oggi sei qui a incassare contanti domani sei la che incassano te dentro a un cassettone d’abete.

Ancora un quarto d’ora di panico, ho anche afferrato un espositore minacciandolo che gliel’avrei messo al collo. Poi i presenti hanno placato gli animi, consigliando al negoziante di fare quella cazzo di fattura così mi sarei tolto dalle palle.

Ecco ora ho una fattura di cingue euri e settantacingue centesimi da registrare; in culo a lui, alle riforme, alla semplificazione e quei valori sani che solo le piccole botteghe mantengono nei confronti dei clienti, mentre nelle grandi distribuzioni ormai non c’è più calore, è tutto così brutale… ma vaffanculo.

Viva i megastore, i parcheggi e gli OGM.

Basta discussioni: radete al suolo Pompei e asfaltate, non vi meritate un cazzo se non dei comodi parcheggi dove ammazzarvi coi gas di scarico.

Pace a tutti ‘n atomica for all
Jack

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Crollo e Declino della Democrazia Occidentale

7 aprile 2015

illus0001Avevo deciso di non esprimere più, su questa piattaforma nessuna idea o ideologia che non finisse con “fottesega” o “leccamelo”, ma purtroppo il grave fatto di ieri nei pressi della mia città, nella quale non vivo più da quasi cinque anni, e la tragedia dell’ Airbus, mi portano ad espormi. Poche settimane fa un co-pilota, che stava su un airbus al limite della legalità, cioè sfruttando alcune lacune normative che le compagnie aeree private aggirano per mettere in cabina chiunque abbia un brevetto di volo, ha neutralizzato il pilota, si è messo alla guida ed ha condotto il velivolo contro una parete di roccia. Bum tutti morti.

Sono seguiti giorni di concitati giudizi, i terroristi, i terroni, le compagnie low cost, l’effetto serra, invece è stata solo una grossa mancanza di attenzione nel selezionare il personale. Niente complotti o lobby marce, solo democrazia: ha il brevetto, può volare. Può volare, può pilotare un aereo con 150 persone. Democrazia.

Ieri la ruota di un TIR è esplosa in autostrada, l’automezzo ha sbandato e travolto una macchina lateralmente, schiacciandola contro la barriera new jersey. Poi fuoco, e purtroppo un morto.

E’ seguito un blocco del traffico e uno spreco di giudizi immondo, dalle critiche alla polizia stradale, alle ingiurie contro lo svincolo dell’uscita per Montecatini che rallentava il deflusso. C’è chi sostiene che non si è fatto nulla per evitare le code, chi addirittura sostiene che già a Migliarino le autorità dovevano informare i villeggianti di ritorno dalla pasquetta e farli scegliere una strada a loro piacimento, magari fornendo percorsi alternativi alla rotonda di torre del lago o davanti a Valè a Forte dei Marmi.

In realtà la polizia è stata piuttosto rapida nell’isolare il tratto di autostrada a rischio, riuscendo a far viaggiare i mezzi di soccorso contro mano. Da qui le falle e le ripercussioni sul traffico mi sembrano secondarie ma comunque in linea con lo stile democratico che guida il mondo occidentale.

Non c’è stata inefficienza da parte delle autorità, né dolo da parte della compagnia autostradale nelle segnalazioni, tutto si è svolto nel più completo rispetto della democrazia: L’autista del camion era patentato e quindi poteva guidare, nessuna segnalazione gli impediva l’utilizzo di quel mezzo e quindi lo portava in autostrada, in un giorno festivo anche con poco carico, con una gomma in brutte condizioni ad una velocità tale da non potere contenere un eventuale sbandamento.

Attenzione però non c’è stata infrazione della legge fino a che il pneumatico non è esploso. Democrazia, un morto. Ora è tutto da vedere, da chiarire, da capire, ma non si parla già più del caso copilota suicida, e già oggi non si parla più della tragedia che si è consumata ieri nel rogo dell’autostrada.

Una tragedia voluta, fatte di norme, di tutele, di picchetti per il rispetto e la garanzia dei trasportatori, di coloro che guidano un mezzo che con una sbandata laterale ti manda al creatore. Tragedie fatte di Democrazia dove si rispetta la privacy prima di tutto, ma si mettono 150 persone nelle mani di uno sconosciuto. Io ho solo paura, voi fate come cazzo vi pare. Tanto come al solito avete ragione tutti, siamo in democrazia.

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Ho dato la mano a un frocio (istruzioni, precauzioni e controindicazioni)

16 febbraio 2015

Strette di mano pericolose

Oggi ho visto un video di you tube, condiviso sulla pagina FB di un amico, dove un giovine, incautamente, stringe la mano ad un ex compagno di scuola di cui, solo più tardi, si ricorda essere uomosessuale, o come dice lui Frocio. (il link al video è disponibile qui)

Paura, terrore si dipingono sul volto dello sfortunato Tubers, perché già la sera stessa ha avvertito un formicolio alla mano, e subito il timore di un contagio, di una trasmissione di gaytudine l’ha assalito.

Comprensibile è la paura, e comprensibile è anche il suo disappunto in quanto l’amico in apparenza non ha mostrato segni di uomosessualità. Su questo punto mi vorrei soffermare, ad oggi è facilissimo individuare un gay, ma molti ancora hanno un atteggiamento poco chiaro e non è facile capire, per esempio, se il cassiere della tua banca, in giacca e cravatta, senza voce stridula, sia o non sia “uno di quelli”. Molta gente è anche troppo sprovveduta, ingannata da legami di amicizia o parentela non bada a formalità e si profonde in strette di mano e abbracci senza le dovute cautele, io ad esempio non faccio discriminazioni, ma dopo avere avuto contatti con un uomosessuale mi lavo sempre con topaxan. Ma veniamo al secondo punto: caduti nell’inganno, ignari della sessualità dell’amico che abbiamo di fronte, c’è rischio contagio? La risposta è SI. Il rischio è enorme perché, come recita il vecchio adagio: la fica garba a tanti, ma il cazzo garba a tutti. Il tipo del video incriminato – quello che ha dato la mano ad un frocio – è stato anche troppo fortunato, a me è successo di peggio.

Stavamo al liceo, verso i sedici o i diciassette anni e come capita a quell’età tra maschietti etero ci masturbavamo spesso a vicenda, quattro cinque minuti  eppoi rotazione, utile anche per cambiare mano; nell’autoerotismo l’essere bimani è fondamentale. Quello non era proprio autoerotismo era più mutuoerotismo ma fra etero non c’è nulla di male anzi aiuta a superare i tabù dell’adolescenza. Per farla breve qualche mese dopo abbiamo scoperto che uno del gruppo era gay, ma gay stragay, come braccobaldo, di quelli che non  l’avresti detto mai e invece…

Il tipo del video si lamenta per una stretta di mano ad un frocio, come lo chiama lui, e a me invece è capitato di stringergli l’uccello. Non solo a me anche agli altri del gruppo, e abbiamo rischiato grosso, altro che formicolio alle mani, i nostri peni erano letteralmente in ebollizione, erano diventati delle calamite incandescenti che si attraevano anche a molti metri di distanza, non abbiamo più potuto praticare la masturbazione a incrocio perché rischiavamo di finire uno attaccato all’altro e abbiamo deciso di non frequentarci almeno fino a dopo il diploma.

Fu davvero un brutto periodo, mitigato solo dalla marijuana e saltuariamente un po’ di MDMA, quella brutta sensazione alla mano e al pene mi ha perseguitato per molto anche con altri ragazzi oltre quelli del mutuoerotismo, ma io ero etero per dio, gridavo viva la fica a squarciagola anche se di fica fino ai vent’anni ne ho vista davvero poca.

Prima di concludere vi pongo la stessa domanda che Laurence Olivier pose a Tony Curtis: “Antonaino Do You eat Lumache?” ma forse è meglio che guardiate lo spezzone del film del 1960 http://youtu.be/NJ0VSmkebwk

In ultimo ci tengo a precisare che non si tratta di una vera malattia, ma più di un prurito che spesso prende alle mani, ed è a questo punto che bisogna fare una scelta, senza timori e senza tabù, perché il cazzo amici non guarda in faccia a cristo.